Come rinnovare la fiction italiana senza uccidere Don Matteo

Sigla di apertura… Pubblicità!

Ok, dai finisce la pubblicità e inizia la tua serie preferita… No, non è americana, e no, non inizia con un Previously on… col voice over figo di uno dei personaggi e un montaggio sintetico che concentra i punti più importanti in un minuto.
E’ una serie, pardon, una Fiction Italiana. Sullo schermo compare la scritta Nelle Puntate Precedenti e si inizia col pistolotto di uno speaker che con la voce impostata inizia a recitare uno dei soliti: Carmela ha scoperto che Vincenzo l’ha tradita con Rosa, ma la donna non sa che quella è proprio la sorella abbandonata dai genitori durante l’infanzia e ora tornata da bla bla bla bla bla…..
STOP.
Passano due ore, nonno Italo russa sul divano… Spegne e se ne va a letto.
Chi era l’assassino? Chi ha fatto il doppio gioco? Quali sono gli indizi che hanno portato alla risoluzione del caso? La risposta è una sola: BOH!

Bella questa nuova seri... ronf... ronf...

Bella questa nuova seri… ronf… ronf…

Pochi giorni fa si è concluso il Roma Fiction Fest e io non ci sono andato. Ma lo dico subito: io NON sono fra quelli che sperano che la televisione italiana muoia fra atroci sofferenze. Inutile fare i cinici e dire che fa tutto cagare. Le versioni seriali di Gomorra e Romanzo Criminale hanno dimostrato che in Italia siamo ancora capaci di produrre ottime serie televisive.
Ho letto molti articoli e opinioni su come Gomorra abbia cambiato la percezione per le Serie Tv italiane. Ho sentito un sacco di discorsoni su come ora cambieranno le cose e come finalmente si potrà uccidere Montalbano o dare fuoco a Don Matteo con la tonaca e tutto il resto…
Eppure non succederà mai.

Sono convinto che non è sopprimendo le cosiddette fiction che cambierà qualcosa nel panorama televisivo italiano. Don Matteo raggiunge ancora ascolti record con picchi di più di 8 milioni di spettatori a puntata e supera di gran lunga i capolavori, o presunti tali, prodotti negli Stati Uniti.
Che ci piaccia o no, Don Matteo è molto più conosciuto in Italia di quanto non lo sia un Jon Snow qualsiasi negli Usa.
Quindi perché la Rai dovrebbe smettere di produrre e finanziare prodotti che hanno più pubblico e che sono più vendibili a livello pubblicitario? Non succederà, quindi rimettiamo il cappio e i forconi a posto e facciamoci due risate.

In molti credono che Gomorra sia il prodotto nuovo che ha dato il via alla rivoluzione. Per me no. Gomorra non è stato scritto, diretto e prodotto da outsider che cambieranno la storia della televisione facendo tabula rasa del resto. E’ una serie che è stata diretta da ottimi professionisti che hanno fatto cose che mi piacciono molto al cinema ma che vengono anche da Un Posto al Sole e Ho sposato un calciatore.
Perché allora Gomorra è stato apprezzato sia in Italia che all’estero? Perché ciò che hanno fatto Stefano Sollima e Francesca Comencini è stato innanzitutto liberare il linguaggio (Narrativo, Tecnico, Visivo) e tornare a fare quello che in Italia tutti dovrebbero fare: levarsi di dosso questo cazzo di perbenismo che non ti permette di dare sfumature, multidimensionalità e carattere ai personaggi.

Per troppi anni i cattivi della fiction italiana – mai protagonisti – sono stati macchiette senza spessore. Mentre i buoni, sempre senza macchia, sono i bellocci piatti e schiavi dei cliché. Per troppi anni la televisione italiana ha continuato a sputare in faccia alla cinematografia dolce-amara e a quei capolavori del nostro paese che facevano vedere anche il brutto degli italiani.
Basterebbe riguardarsi Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto per rendersi conto di quanto nel 1970 Elio Petri fosse più libero di un regista di oggi.
Quarantaquattro anni fa, 44, Quattro-Quattro, quasi mezzo secolo!

La vediamo piccola e povera quell’Italia di allora e non ci rendiamo conto che quel paese almeno era sincero. Le storie al cinema non dovevano essere morbide e anestetizzanti, per rassicurare il pubblico, ma dovevano semplicemente raccontare qualcosa di importante. Non importava se positivo o negativo, i conti li lasciavano fare allo spettatore e alla sua coscienza.
E dopo tutto questo tempo, nella Tv italiana di oggi, non ci sono i Dexter, serial killer protagonista, non ci sono i True Detective con gli investigatori disfunzionali, non ci sono le detenute divertenti e tristi di Orange is the New Black, non ci sono i becchini di Six Feet Under che parlano della vita attraverso la morte e non c’è un sacco di altra umanità le cui storie rendono la nostra vita interessante.
Nonostante io non adori i remake, immaginate come potrebbe essere oggi il remake seriale di Indagine su un cittadino… Immaginate il protagonista infame e cattivo, l’indagine sull’omicidio da lui commesso e i suoi depistaggi, la vita da sbirri che manco in The Killing
Sarebbe una bomba atomica o no?

Gian-Maria-Volontè

Come dicevo, non è facendo fuori Don Matteo che la televisione migliora. E torno a ripeterlo: è la libertà di linguaggio il vero cambiamento. Nella Tv americana, per esempio, non ci sono solo figate pazzesche, ma anche tante schifezze, sia nell’intrattenimento, che nelle serie o nel cinema. Tu puoi prendere una storia col Presidente degli Stati Uniti e scriverla come ti pare: il presidente vincente o quello sfigato, uno stronzo traditore del popolo oppure l’eroe paladino della giustizia amato da tutti. Loro possono fare tutto insomma senza timori reverenziali. In Italia, invece, per molti anni ha vinto la mono-dimensionalità, il non pestare i piedi a nessuno. Qualcuno direbbe il Buonismo.

C’è un altro punto che, oltre alla libertà di linguaggio, ha fatto la differenza in Gomorra e Romanzo Criminale: il Formato. Le serie straniere durano mediamente dai 40 ai 45 o dai 50 ai 55 minuti, mentre la fiction italiana arriva da una tradizione di 100 minuti circa, perché una puntata è concepita per riempire tutto lo spazio di un prime time. Ecco, il cambio di formato è a mio avviso fondamentale nella strada per il rinnovamento.
Il perché è semplice, con un minutaggio più basso ci sarebbero meno scene riempitive che annacquano la storia, meno chiacchiere inutili e di conseguenza più linguaggio del corpo che caratterizza un personaggio più delle parole, e infine una cosa molto importante: meno spese.
E già, dimezzare il minutaggio delle serie è molto più conveniente per le produzioni che si trovano a dover gestire budget sempre più risicati. Capolavori come Breaking Bad raccontano la storia in 40 minuti circa e possiamo dire che la raccontano bene. O no?
Inoltre, se è vero che il pubblico televisivo è composto la maggior parte da anziani, che senso ha continuare a fare ste serie col formato da Film-Tv se poi i nonni iniziano a russare sul divano?
Meglio darci un taglio. Per me sono perfette sui 50 minuti, 40 anche meglio…

breakingbad

Adesso c’è chi dirà che è impossibile cambiare perché Rai e Mediaset si accontentano di quello che hanno. Ma in realtà sono diventati un po’ tristi quelle microscopiche vittorie sugli ascolti da sbandierare al Telegiornale del giorno dopo e con campioni ridicoli che vanno dai 15 ai 65 anni. Nel resto del mondo la pubblicità si vende sul successo di ascolti per target specifici: giovani, adulti, donne, anziani… E in Italia infatti non è un caso se durante una puntata di X-Factor vi beccate la pubblicità della dentiera.
In realtà è proprio questo il momento di cambiare e in parte anche in Rai hanno leggermente diminuito le durate delle fiction. Sky l’ha fatto abbracciando una nuova filosofia di produzione che rispecchia la tipologia della sua emissione. Per avere una prima serata piena basta solo mandare in onda due puntate per volta. Non è così complicato.
Questo è un dettaglio che sembra irrilevante, in realtà paradossalmente produce molti più benefici per la vendita pubblicitaria, perché se saputa sfruttare bene la narrazione crea col Cliffhanger un’aspettativa che vuole solo essere soddisfatta dallo spettatore. E in Gomorra l’hanno applicato alla perfezione.

Gomorra_Ciro

Lo so, sono solo idee buttate là, idee per il caos, e per sognare storie migliori. Certe volte vado in contro tendenza, come quando mi chiedono: perché Rai e Mediaset non mandano in onda in HD?
A parte che moltissimi italiani anziani non hanno un televisore in HD, ma anche se ce l’avessero, che cavolo gliene frega di guardare Uomini e Donne, i pacchi di Affari Tuoi e i pianti di Barbara D’Urso in Alta Definizione?

Ripeto: Linguaggio libero e cambio di Formato.
Nel futuro che mi auguro su Rai Uno c’è Don Matteo 37, mentre in un altro canale c’è la storia di un malato di cancro che si mette a produrre metanfetamine per salvare la sua famiglia e la storia ti viene raccontata con potenza ed efficacia in soli quaranta minuti. E in un altro ancora magari c’è un ex poliziotto napoletano che si ritrova in un mondo popolato dagli zombie. Si salva perché era in una stanza di ospedale. E la prima cosa che dice è: il primo che parla male della sanità al sud lo prendo a calci nel culo!
A+

E mo’ sparatevi la sigla di Ho sposato un calciatore!


8 Risposte per "Come rinnovare la fiction italiana senza uccidere Don Matteo"

  • david_vio86 :

    Buonasera,
    Guardi sono pienamente d’accordo con lei.
    Purtroppo ancora nel 2014 si continua a produrre serie o fiction scadenti come il già citato Don Matteo o altri casi tipo Onore e il rispetto o squadra antimafia con una durata ancora di un’ora a episodio rispetto all’ormai standard di durata di 40 minuti e con un livello interpretativo davvero scadente. Fortunatamente la Sky non è la Taodue o la Rai e ha puntato tutto su una serie innovativa come gomorra, che è ben interpretata e molto vicina alle serie americane. Quindi speriamo che sia l’inizio di una rivoluzione per i nostri telefilm.

    • Angelo Camba :

      Ciao David, dammi del tu!
      Io credo che sul web si possano notare moltissimi talenti che potrebbero creare un cambio epocale in termini di forma e contenuti. Ma come dicevo nel pezzo, ciò che serve veramente è la libertà di linguaggio. Alla fine Gomorra l’hanno scritto e girato professionisti già affermati che hanno saputo come serializzare il libro di Saviano (partendo anche dal film di Garrone).
      Puoi prendere anche mille autori nuovi ma che se li metti davanti ai soliti paletti per non “disturbare” nessuno allora è sicuro che le cose non cambieranno mai.
      Io mi auguro che prima o poi anche i network generalisti, Rai e Mediaset, prendano la strada già intrapresa da Sky. Anche perchè è vero che il pubblico italiano è anziano, ma io conosco sessantenni che stanno iniziando a guardare le serie in lingua originale su Sky. Anche questo è un segnale forte…
      Ciao!
      A+

  • alex-wayne :

    Ciao, condivido in larga parte la tua analisi ma su Gomorra ho sempre avuto qualche riserva: è vero che come qualità e formato è molto vicina al meglio della serialità straniera, però nei contenuti è sempre ancorata alla tradizione italiana. Insomma, quando le fiction non sono su preti o famiglie allargate, si va sempre a finire nell’ambito mafia/camorra e compagnia bella. D’altro canto, non so fino a che punto Gomorra possa essere apprezzato per quello che è piuttosto che per quello che rappresenta: inserito nel contesto della serialità americana o inglese si tratta di una serie nella media secondo me, ma in Italia di grida (giustamente) al miracolo. Perciò, secondo me, non potremo parlare di rivoluzione finchè, quando si tratta di produrre una serie come si deve, non saremo in grado di svincolarci dalle solite mafia e camorra.

    • Angelo Camba :

      Ciao Alex, sono perfettamente d’accordo con te!
      Gomorra nasce avendo una solidissima base: un libro dal successo incredibile, e un ottimo film di Garrone. Naturalmente quando parlo della Libertà di Linguaggio mi riferisco proprio a storie che possano sviluppare un’originalità nuova rispetto a quello a cui abbiamo assistito fino ad ora. E in questo rientrano naturalmente le storie crime o poliziesche che non abbiamo a che fare direttamente con la Mafia o la Camorra etc…
      E’ naturale che in Italia, come negli Usa, si attinge un po’ al bacino sociale e culturale che tutti viviamo. Quindi le storie della malavita organizzata sono quelle che più rappresentano la nostra società. Ma è anche vero che non sarebbe male se una storia Crime avesse come sfondo quegli scenari senza per forza essere immersa completamente sempre negli stessi contesti. Faccio un esempio: Castle, una serie di ABC, riesce a fondere la detection di un Crime con la spensieratezza di un Family Drama.
      L’esempio del film che facevo, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, funziona un po’ in questo modo. Il film è immerso in un contesto politico e di contestazione ben preciso ma si muove su l’indagine per un caso di omicidio per raccontare e dare un punto di vista sulla polizia italiana della fine degli anni ’60.
      Gomorra è una serie che è riuscita a dare dinamicità alla narrazione e a far vivere veramente dei personaggi. Cosa che molte serie poliziesche o presunte tali non riescono a fare perchè i casi su cui ruotano sono tutti degli enormi cliché.
      Però è un buon punto di partenza, non trovi?

  • alex-wayne :

    Assolutamente sì, mi auguro che prima o poi si arrivi a un dinamismo tale che quando si tratta di fare una serie drama si abbia un ventaglio di scelte come lo si riesce ad avere nella serialità d’oltreoceano (come hai già rimarcato tu).

  • jastinpio :

    Condivido buona parte di quello che dici ma ci sono un paio di cose altrettanto importanti.
    La prima è la carenza di emittenti: Rai; Mediaset (pay e free); Sky. Inutile contare LA7 ed MTV. Un numero maggiore di emittenti sia a pagamento che libere porterebbe ad una maggiore competizione e, probabilmente/auspicabilmente, ad un aumento della qualità.
    La seconda il target. La TV serale italiana sembra essere vista, in larga parte, da adulti (non ho dati alla mano quindi potrei dire sciocchezze, ma anche da come hai scritto così pare). Gli adolescenti ed i ragazzi forse sono al computer a vedere serie in streaming. Questo per dire che a loro, forse, non interessa neanche il prodotto italiano. Non dobbiamo confondere il target con la qualità delle serie. Ci sono produzioni comunque interessanti (comunque imbevute di linfa tipicamente italiana purtroppo…) ma che sono pensate per un determinato tipo di pubblico e non attirano altre fasce di età.

    • Angelo Camba :

      Ciao jastinpio!
      Dunque, vado per punti rispetto alle tue considerazioni.
      Prima cosa, la quantità di emittenti è rapportata alla quantità di spettatori/popolazione che c’è in Italia. Abbiamo pochi broadcasters, ma è anche vero che l’offerta di Sky per esempio porta nelle case degli abbonati centinaia di canali. Anche se la diffusione di Sky, con i suoi 5 Milioni di abbonati, copre all’incirca 15 milioni di spettatori e non tutto il pubblico nazionale. Le altre offerte tendono ad essere quelle di un paese europeo, quindi Mediaset e Rai dispongono di un numero di canali in linea con l’offerta “generalista” europea. Anzi, in alcuni casi è anche superiore, per esempio BBC possiede 9 canali free mentre la Rai ne ha 15.
      Quindi, non sono i canali a mancare, ma i Broadcasters. Ed il motivo si trova tutto in una sempre maggiore aridità del nostro mercato pubblicitario. Un gruppo televisivo si scontra con un mercato, ha bisogno di introiti, pubblicitari o in abbonamento. Nel nostro mercato televisivo non entrano nuovi “competitors” perchè da noi non c’è un ritorno che garantisca ampi profitti. E un po’ la colpa è anche della bassa qualità del servizio costantemente in discesa negli anni che ha fatto allontanare fasce di pubblico. La competizione, senza grandi ritorni finanziari, purtroppo non c’è. Ed è un serpente che si morte la coda, perchè senza competizione non c’è volontà ad aumentare la qualità.
      Qui passo al secondo punto, il Target. Ti confermo che le fasce serali sono viste in larga parte da un pubblico adulto e anziano, quello che non ha l’accesso o l’interesse nei device come smarphone, tablet o pc. Ma anche una fascia di popolazione matura ha smesso di guardare la tv in senso tradizionale e da qualche anno gli utenti in rete hanno superato gli spettatori televisivi, quindi non solo i ragazzi, ma molti adulti fruiscono di genericamente di contenuti online (chi guarda stralci di un programma televisivo come Ballarò, chi naviga senza meta passando dai social network a youtube, ad articoli o blog etc… e chi, come dici tu, guarda in streaming o scarica i suoi contenuti).
      Ma non è esatto che gli adolescenti o il giovani non sono interessati al prodotto italiano, il fatto è che con l’avvento della tecnologia non ha senso che i giovani stiano a guardare programmi vecchi per un pubblico anziano quando hanno a disposizione l’intero mondo della rete per vedere ciò che gli interessa e magari anche comunicare.
      Netflix è un esempio di chi ha capito che se ti rivolgi al mondo online, alla fine puoi finire anche in Tv, homevideo etc… perchè la pubblicità gratuita che ti fanno gli utenti in rete è fortissima. Quando io dico: Don Matteo va salvato, è perchè ha la sua fascia di pubblico (anziana) lo segue constantemente. Mentre se andiamo a cercare contenuti che rispecchino i gusti di target giovani non li troviamo. O non sono all’altezza di quello che cercano i giovani (Misfits? Archer? Skins? The Walking Dead? Semplicemente non ci sono).
      Eppure chi crea contenuti online di questo tipo in Italia c’è, e sono pure bravi. Esempi come The JackaL, The Pills, Terzo Segreto, Maccio Capatonda, Cane Secco etc… Eppure solo Maccio e Cane Secco sono riusciti ad avere uno spazio (a Mtv e DeejayTV) per fare uno show o portare in Tv una serie che ha spopolato sul Web (Freaks!).
      Gli altri canali temono di fare dei passi falsi, perchè sanno che il fenomeno esiste, ma non vogliono cambiare strategia in un paese dove, come dicevo all’inizio, gli introiti pubblicitari sono sempre più risicati.
      Fra meno di ventanni però il pubblico non potrà più guardare ancora gli stessi tipi di prodotto televisivo. Perchè chi oggi ha trenta/quarant’anni non smetterà di vedere cose come Breaking Bad per annoiarsi davanti a serie noiose e banali o programmi di intrattenimento costruiti su un pubblico vecchio che non ha mai assimilato il cambiamento tecnologico.
      E non è un caso se i moderni televisori sono sempre più uguali a dei computer e hanno sempre più funzioni che li rendono connessi alla rete.
      Nonostante questo il cambio epocale non arriverà a breve. E infatti producono ancora televendite pallosissime quando non si sono accorti che i video virali online sono diventati molto più popolari.
      Ciao!
      A+

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