A proposito di Sherlock e della distribuzione italiana: vecchie storie che fanno sempre ridere

Conoscete Sherlock? Ma sì quella serie inglese con Benedict Cumberbatch nei panni di uno Sherlock Holmes contemporaneo. Quella qui sopra. Pare che qualcuno la apprezzi… No, non solo in Inghilterra, dove è un fenomeno culto, o negli States, dove la terza stagione è appena partita. Anche dalle nostre parti si tende ad adorarla. Ma per vederla, con i sacrosanti crismi della legalità, è un po’ difficile.

Perchè mai? Facile: Mediaset ne ha i diritti per l’Italia per trasmetterla in pay e free. Ma, per motivi sicuramente più complessi delle congetture di uno scriba polemico, tende a programmarla a un annetto di distanza. Così almeno è stato per le prime due stagioni. La terza, già conclusasi sulla BBC inglese non ha ancora una data di palinsesto. Presumibilmente la vedremo in autunno.

Ecco, addentare un po’ la realtà e chiedersi chi sia il popolo delle serie, indagarne un po’ le modalità di fruizione e valutare una revisione delle politiche distributive sarebbe un esercizio utile a non disperdere il pubblico o “tanto è inutile, pure se gliela metti in onda all’unisono se la scaricano..” No, non è un virgolettato reale, non arrestatemi, ma credo sia un pensiero ricorrente per non affrontare la realtà. Un pensiero che  fortunatamente non condividono tutti, visto che The Walking Dead, Il trono di spade o Homeland arrivano quasi in contemporanea su Sky.

Eppure in Inghilterra non solo la pensano e la realizzano una serie di tale livello e appeal internazionale, ma fanno uscire il Dvd e Blu-ray della stagione appena conclusa tipo oggi. Sì, oggi, su Amazon.co.uk è acquistabile tra qualche ora. Come dire: battiamo il ferro finchè è caldo. La stagione ha riscosso un enorme successo, diamogli in pasto anche l’edizione home video subito dopo.

Il problema, ovviamente non riguarda solo Sherlock e le serie in generale (segnalo anche la geniale uscita del secondo cofanetto di Mad Men a cinque anni dal suo passaggio televisivo americano), anzi nel cinema è un discorso vecchio come il cucco. I casi sono infiniti e sono categorizzabili in tre macro aree:


Film d’autore che escono con 2-5 anni di ritardo, solitamente dopo il nuovo film del regista, ormai divenuto celebre ovunque. Tipo Hunger di Steve McQueen (del 2008) che arriva in sala in Italia dopo Shame (2011); Blue Valentine di Derek Cianfrance (2010) dopo Come un tuono (2012), Bronson di Nicolas Winding Refn (2008) dopo Drive (2011). Nel frattempo aveva girato anche Valhalla Rising, che finì direttamente in home video. Stessa sorte per The Raid, ovvero il miglior action dell’ultimo decennio e il bellissimo The Beginners.

Blockbuster che arrivano in sala quando sono in home video in America. Lo so, lo so, la nostra stagione cinematografica soffre terribilmente l’estate ed è spalmata su 9-10 mesi, ma i casi di Super 8 e Prometheus li ricordate? Da noi era impossibile anche riuscire a scrivere delle news che non contendessero degli spoiler, ma nel resto del mondo li avevano già visti. E in rete si trovavano in alta definizione, sottotitolati, con il regista che ti cucina i pop corn e ti fa il commento audio direttamente a casa tua. Per amore del paradosso mi pare che alla proiezione stampa di uno dei due c’era l’embargo e la procedura antipirateria…

I bei film che proprio non arrivano: qui finiamo per aprire un pozzo senza fondo. Ma mentre aspettiamo ancora Gerry di Gus Van Sant (2002) e magari – e più probabilmente – Mud di Jeff Nichols (occhio che Matthew McConaughey ora tira eh!), Take This Waltz di Sarah Polley, o gli horror Kill List e A Lonely Place to Die,  dormiamo sogni sereni, qualcuno è vivo e lotta per noi.

Però, mi raccomando, ricordiamoci tutti: la pitareria è il vero grande nemico. Senza di quella le politiche distributive italiane sarebbero fluide, accorte e virtuose…


2 Risposte per "A proposito di Sherlock e della distribuzione italiana: vecchie storie che fanno sempre ridere"

  • gg_gab :

    Ti quoto all’ennesima potenza: io se sono attratta da una serie preferirei aspettare di vederla in italiano con la mia famiglia MA a meno di attese epiche (e in caso di serie tv di salti tripli del palinsesto) me la scarico e me la gusto con i sottotitoli. Poi quando sarà…..sarà

  • akyross :

    Sento, nel più profondo, di far parte di questo sventurato club! Ma vorrei far presente che, oltre al fatto che arrivano in ritardo, per alcune serie TV/telefilm si aggiunge il problema che quando finalmente arrivano… arrivano tagliate/i. Un esempio (a caso) è la prima serie di Downton Abbey (le successive stagioni non posso confermare, le ho viste solo in inglese), con cui la cara vecchia Mediaset ha fatto il macello completo. Oltre, appunto, ad averla trasmessa dopo un anno rispetto al Regno Unito, da 7 episodi li hanno fatti diventare 4 da 1h30, tagliando allegramente qua e là diverse scene e dialoghi e mi pare ovvio che in questo caso non ci sia di mezzo un qualche tipo di censura (cosa cavolo si può mai censurare in una serie in costume in cui quando imprecano il massimo che dicono è “diamine”?!??). Detto ciò, ho malriposto le mie speranze che almeno l’edizione in dvd potesse essere come l’originale o, almeno, avessero messo negli extra le scene tagliate, ma no, è chiedere troppo. Conclusione? Per fortuna loro, trovano persone come me che quando una cosa piace la comprano anche se solo in edizione inglese rinunciando a quella della propria lingua madre. Ma mannaggia, avrei voluto come gg_gab far vedere la serie a mia madre che adora questi “sceneggiati” (come li chiama ancora lei). Se fosse solo per Mediaset, scaricherei a manetta, invece sono una collezionista perciò adesso vado a mettere nel carrello la terza stagione di Sherlock…

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