Intelligence, ovvero ciò che manca al pilota della nuova serie CBS

Un po’ cyber drama, un po’ sci-fi con effettoni di imperante bruttezza e invasività, un po’ procedurale classico, un po’ “ammazza che palle”, Intelligence è atterrato due giorni fa, sul palinsesto della CBS (non esattamente riconosciuta per il valore epocale dei suoi serial), raccontando la storia di un agente (Josh Holloway, per tutti Sawyer di Lost) al quale è stato impiantato un rivoluzionario microchip che gli consente di avere accesso a informazioni riservate e a risolvere casi segretissimi.

Lo sguardo dell’eroe

In pratica, l’ominide, è una versione accelerata di Google, ma dai risultati piuttosto fastidiosi. Tipo che lo saluti e ti rimembra la mail erotica che hai scritto al tuo collega universitario da giovane, o quando compravi smodate quantità di erba. Ma sfoggia anche nozioni più complicate tipo come aggirare i firewall di sistema e stramberie informatiche del genere che gli sceneggiatori americani amano inserire ad minchiam nei loro script, per la quota geek insita nel genere.

Purtroppo il tipo è un po’ irrequieto, motivo per il quale il suo boss decide di assegnargli qualcuno, anzi qualcuna che lo protegga. 
Trattasi di Riley (Meghan Ory), ex-security officer del Presidente degli Stati Uniti, agente operativa in grado di sgominare una banda di terroristi con una mano, senza perdere nulla del suo fascino. Pare insensibile al fascino di Google-man ma fanno tutte così. Ci sarà scambio di tenerezze? Probabile, ma io non lo scoprirò. Però lui fa il bel tenebroso anche con altre. Alla fine è Sawyer.

Coppie che spaccano

Tra gli hype più ovvi la presenza (estetica più che attoriale…) di Josh Holloway. Protagonista indiscusso dello show nel ruolo di Gabriel Vaughn, lo vediamo barcamenarsi un po’ goffamente – con le sue spallucce scoscese – tra risse, corse, colpi di scena, piani temporali e situazioni diverse con il suo cervello modificato, grazie al quale risulta socialmente inapprezzabile.  Ah, parla sempre con i denti serrati. Penso lo reputi un modo badass di recitare.

A suo modo la serie ricorda, un prodotto cult come Chuck, molto amato nel mondo nerd, per quello che possa significare. Con un solo problema, Intelligence ne è la versione seria. E forse sarebbe stato meglio fosse quella parodistica, visto che a metà del pilot hai già voglia di leggerti un saggio economico di Giulio Tremonti.

Vado con le %, come mi è proprio

Percentuale di innovazione: 0,5%
Percentuale di tamarragine: 55%
Percentuale di one-line: 70%
Percentuale di longevità: 40%
Percentuale di affezione ai personaggi: 8%
Percentuale di cliffhanger ad minchiam: 55%
Percentuale di stimolazione della libido: 25%
Percentuale di intrattenimento: 30%

Addio


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