Quella strana cosa chiamata Direct-to-video: una piccola guida

Direct-to-video o straight to video, chiamateli come volete, il significato non cambia. E’ una dicitura usata principalmente negli Stati Uniti per riferirsi ai film prodotti direttamente per il mercato home video. Prodotti minori per nicchie e addetti ali lavori. Ma non sempre, visto che ciò che non ha attualmente mercato nei cinema americani può averlo sui mercati esteri. Un esempio: Solo per vendetta, il thriller bolso con Nicolas Cage che ha esordito internazionalmente a settembre scorso in Italia (qui recensito) e prossimo ad arrivare anche nelle sale inglesi ma attualmente senza distribuzione americana. Tra l’altro quello di Cage è un caso a sé stante. Star decaduta in America, Cage accetta qualsiasi progetto gli si proponga, forte della sua spendibilità internazionale. Potremmo parlare di genere Cage-to-video per sintetizzare la sua recente fase della carriera ricca di film di scarso appeal nelle sale americane come Drive Angry 3D, in una certa misura Kick-Ass, L’ultimo dei templari (flop in tutto il mondo tranne che in Italia) e il recente Trespass, un action sul tema del sequestro casalingo che include anche Nicole Kidman e Joel Schumacher in regia e che a dispetto del suo budget di 35 milioni di dollari è un prodotto che punta tutto sulla distribuzione internazionale piuttosto che su quella interna. Sorte analoga ma con visibilità ancora minore per Micheal Madsen che all’insaputa di tutti gira una ventina di film l’anno con budgetamatoriali, di cui lui stesso dimentica a breve l’esistenza. Ma noi gli vogliamo bene anche per questo.

Ma per rientrare in una definizione più ristretta di Direct-to-video potremmo dire che usualmente sono sequels, spesso di saghe horror (ma non solo), frequentemente action con vecchie glorie o nuove star che non hanno l’appeal delle star dell’action muscolare degli anni ’80.  Qualche titolo: Assassination Games, con il vecchio Jean-Claude Van Damme e il giovane Scott Adkins, killers professionisti con un nemico in comune. Fotografia leccata virata al seppia, Van Damme malinconico suonatore di violino ma killer per abitudine, troppe poche botte e qualche sbadiglio in eccesso. C’è poi 13: accozzaglia caotica di situazioni e volti esaltanti (per il sottoscritto) come Jason Statham (tra i pochi action hero a passare spesso al cinema), Mickey Rourke, Michael Shannon e Ray Winstone. Si incappa anche in Bruce Willis, villain ovviamente sopra le righe in Setup, dove troviamo anche 50 Cent che finisce in un gioco al massacro troppo grande per un delinquente di scarso peso come lui o nelle escursioni cinematografiche dei wrestler americani come in House of Rising Sun dove Batista sembra anche prendersi sul serio. Un film che non vedete l’orare di perdere, come bisogna dire ultimamente per essere moderatamente cool.

Dicevamo delle saghe che i meno attenti pensano morte e sepolte e invece continuano imperterrite ad assecondare i piaceri del loro pubblico più fedele con budget ridotti. Sapevate che quelli di American Pie sono arrivati al settimo film? E che perfino un war-movie vecchio come il cucco come Behind The Enemy Lines conta due seguiti?Ovviamente nell’horror la cosa diventa consuetudine da Hellraiser che passato con il quarto Opera al direct-to-video nel 2002 è arrivato quest’anno al decimo film con il recentissimo Hellraiser: Revelations. Quarto film anche per Wrong Turn con l’immancabile prequel, Wrong Turn 4: Bloody Beginnings. Esce il 17 ottobre, giorno del mio 35eismo compleanno, ma non regalatemelo. Buone prospettive per ulteriori sequels per Never back down, che con il secondo film appena uscito rincara le dosi di legnate impartite dal mastodontico Micheal J. White.

C’è poi anche molto spazio per questa nuova ondata exploitation post-Grindhouse che in attesa dei nuovi Machete, sfoggia i vari Death Race 2Hobo with a Shotgun (di cui abbiamo già parlato) e Nude With a Big Guns, storia di suore spacciatrici rigorosamente in topless. Sangue, erotismo da buco della serratura e pacchianerie non ne lesina, ma ci si annoia terribilmente. Ultimamente è saltato fuori anche questo Arena, con Samuel Lee Jackson sadico regista del programma Death Games, intrattenimento macabro per un pubblico che ha sete di sangue vero e lo cerca in rete. Due operatrici cinesi che tra un cambio di camera e l’altro si frustrano per i piacere di Jackson e il twilightiano Kellan Lutz fisso a torso nudo e ingabbiato, costretto a fare il gladiatore in blue screen con coreografie ridicole e estetizzazioni tipicamente snyderiane. Con un risibile colpo di scena spiegato dettagliatamente con l’usuale fotografia marmellata da flashback che ricorda Dexter quanto parla con il padre. E il soggetto a cui si riferisce il flashback è proprio il padre di Dexter: James Remar. Ormai quando i direttori della fotografia lo vedono su un set “aprono tutto” (cit.).


2 Risposte per "Quella strana cosa chiamata Direct-to-video: una piccola guida"

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