I film più amati: posizione 99

Si lo so, sono in un ritardo imperdonabile. Un tizio che si da arie da critico intransigente si fa venire una buona idea, millanta di fare un countdown settimanale dei suoi 100 film più amati e poi si blocca già al primo. Potrei dire di aver pensato al 99esimo per quasi tre settimane, ma se risultassi credibile sarei in politica.  Però vi assicuro non scambiereste la vita delle mie ultime settimane con la vostra. Seduti lì a puntare il dito sull’arbitrarietà delle mie scelte. Scaldatelo voi il latte a vostra figlia, all’alba e con gli occhi chiusi. E poi il bello delle classifiche è proprio il loro potere intensamente antidemocratico. Sono vacue, ridondanti e autoreferenziali, ma nessuno le può discutere. Nemmeno Nick Hornby, grazie alle quali si paga la villa.

Quindi: in posizione 99 un ex-equo abbacinante tra Arrapaho e Gigli (Amore estremo – Tough Love, se siete tassonomici e volete il titolo italiano) No, scusate quella è la rubrica “I cessoni” che tengo diligentemente come post-fazione alla mie riunioni di condominio, sul tema del caro idraulico. La tiro lunga perchè non ho ancora in mente di che film parlare. Lo sapevate che anni fa mi dilettavo in un esercizio raccapricciante nella scelta del film da vedere la sera? Sceglievo 8 titoli e scattavano i biglietti. Poi quarti di finale, semifinale e finale, dove barare era d’obbligo. Triste barare a sé stessi. Si fa quel che si può. Ora non lo faccio più. Sto bene ora. Forse.

Ok, la posizione numero 99 è: Reazione a catena, horror insuperabile di Mario Bava del 1970. Conosciuto anche come Ecologia del delitto (anche se imdb riporta da un pò il titolo Antefatto – Ecologia del delitto) e internazionalmente come Bay of Blood. Non starò qui a tediarvi con l’ennesimo revisionismo sulla grandezza del cinema di genere italiano del periodo, che non se ne può più. Reazione a catena è un capolavoro, non perchè sia figlio di un periodo storico magico, innovativo e avventuristico, ma perchè di fatto inventa lo slasher moderno  (il sottogenere horror in cui si celebra il body count ad opera di un assassino che semina il terrore senza discernimento) filtrandolo con lo sguardo beffardo e visionario di Bava che riempie totalmente il film di trovate visive straordinarie.

Sorta di ironico saggio sulla stupidità e l’avidità umana, attivata da un’eredità aperta sui terreni dell’anziana contessa Donati, Reazione a catena gronda sangue dal primo all’ultimo minuto, in n vortice di situazioni estreme, ampiamente saccheggiate dal cinema americano nel decennio successivo (Venerdì 13 su tutti). Anni fa, quando sentivo più stringente il compito pedagogico della mia ossessione per il cinema scrivevo in una recensione come il film fosse ” dominato dagli effetti antitetici dello zoom e del fuori fuoco, da cambi focali straordinari e da un’eccellente profondità di campo aiutata da un sapiente uso del grandangolo e dei colori natuali (dominanza dei tramonti e delle atmosfere crepuscolari)”. Oggi che sono più sobrio direi che quella mia passione per Mario Bava, non era un abbaglio e che il suo cinema vive ancora profondamente nei miei ricordi. Come quella sua musica straniante che ha fatto scuola e l’ironia corrosiva di un finale inimmaginabile (quello si) in nessun altro contesto diverso dal cinema di genere italiano degli anni ’70. Recuperatelo, gustatevolo, perchè quello era grandissimo cinema.


3 Risposte per "I film più amati: posizione 99"

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