I recuperati: A Serious Man

Non solo le vie del Signore sono infinite, ma anche quelle della pigrizia. Non c’è altro modo infatti per giustificare l’aver atteso tanto per vedere l’ormai  penultimo film dei fratelli Coen, considerando poi quanto ami il loro cinema. Perso in proiezione stampa (o forse volutamente evitato per non vederlo doppiato, la memoria latita), comprato in Blu-ray e lasciato lì, tra le infinità di cose che si acquistano e non si vedono, ho finito per vederlo su Sky dove l’appeal del sottotitolo italiano ha forse inconsciamente avuto la meglio.

Ne avevo sentito opinioni disparate, alcune perfino severe ma il mio giudizio è molto positivo, anche perché adoro i Coen quando si rifanno a generi classici come il noir e il western, meno quando si spostano sul versante commedia, dove trovo che si rida troppo di testa e troppo poco di pancia. A Serious Man è  un piccolo gioiellino di scrittura, regia ed interpretazione dove tutto è al posto giusto. Ma è anche vero che probabilmente solo il carisma e la fama dei due fratelli gli ha permesso di trovare una produzione per un film il cui pubblico di riferimento è alquanto di nicchia.

Ancora una volta, infine, segnalo come molto cinema (tutto secondo il sottoscritto) risulti fortemente penalizzato dal doppiaggio, che ho assaporato qualche minuto per farmi un’idea. Non è una questione di qualità specifica, per la quale in Italia ci si autoincensa sempre (spesso anche ben oltre il necessario) ma una riflessione personale sulla difficoltà di adattare un’opera che fa della specificità linguistica una delle componenti principali. Ma è un discorso che da noi, purtroppo, interessa troppa poca gente.


2 Risposte per "I recuperati: A Serious Man"

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