Conoscete Sherlock? Ma sì quella serie inglese con Benedict Cumberbatch nei panni di uno Sherlock Holmes contemporaneo. Quella qui sopra. Pare che qualcuno la apprezzi... No, non solo in Inghilterra, dove è un fenomeno culto, o negli States, dove la terza stagione è appena partita. Anche dalle nostre parti si tende ad adorarla. Ma per vederla, con i sacrosanti crismi della legalità, è un po' difficile...
Un po’ cyber drama, un po’ sci-fi con effettoni di imperante bruttezza e invasività, un po’ procedurale classico, un po’ “ammazza che palle”, Intelligence è atterrato due giorni fa, sul palinsesto della CBS (non esattamente riconosciuta per il valore epocale dei suoi serial), raccontando la storia di un agente (Josh Holloway, per tutti Sawyer di Lost) al quale è stato impiantato un rivoluzionario microchip che gli consente di avere accesso a informazioni riservate e a risolvere casi segretissimi...
Sono un pedante classificatore; fastidiosamente enciclopedico e comparativo. Eppure le classifiche preferisco leggerle, molto meno produrle. Mi generano ansia. Forse non è paradossale vista la premessa biografica. Il fatto è che ho sempre la sensazione che qualcosa mi sfugga. Alla fine lavori in una redazione di una rivista di cinema ma non ti liberi dal sentimento "Non ho visto questo, non ho recuperato quest'altro, ho comprato Blu-ray che sono ancora incellofanati"...
Lo sanno anche i sassi, secondo Hitchcock "il cinema è la vita senza le parti noiose". Per il senso comune, invece, il cinema è l'estensione avvincente della vita quotidiana. D’altronde quando ci succede qualcosa di straordinario apostrofiamo spesso l'accaduto dicendo "pare un film". Purtroppo, per gli sceneggiatori hollywoodiani di oggi, il cinema è un grosso punto interrogativo. Non mi pare un mistero, infatti, che la scrittura sia l'anello piú debole della moderna produzione di massa...
Mancavo da queste parti dal primo governo Berlusconi ma ho proprio voglia di dire la mia su The Blacklist. Che è la nuova serie di punta della NBC, creata da Jon Bokenkamp, con un pilota diretto da uno bravino: Joe Carnahan. Un procedurale mascherato da molto altro, che a gran sorpresa non verrà cancellato nel breve periodo dal momento che è stato visto da 17.858 milioni di spettatori in una settimana...
Direct-to-video o straight to video, chiamateli come volete, il significato non cambia. E’ una dicitura usata principalmente negli Stati Uniti per riferirsi ai film prodotti direttamente per il mercato home video. Prodotti minori per nicchie e addetti ali lavori. Ma non sempre, visto che ciò che non ha attualmente mercato nei cinema americani può averlo sui mercati esteri. Un esempio: Solo per vendetta, il thriller bolso con Nicolas Cage che ha esordito internazionalmente a settembre scorso in Italia (qui recensito) e prossimo ad arrivare anche nelle sale inglesi ma attualmente senza distribuzione americana...
La nicchia mi risucchia. Da sempre. Per quanto ne rifugga e per quanto poco ami quelli per cui una cosa è bella  se piace solo a loro (quelli del “ma come non hai ascoltato il nuovo dei Colon irritabile, è un album seminale), mi trovo sempre a fare i conti con un cinema che non trova spiragli nei canali distributivi di massa. Che venga dall’Asia, che sia exploitation, che sia horror, molte delle cose che vedo le recupero dal mercato home video estero...
21 lug
2011
Ieri sera ho visto Capitan America. E’ esattamente come me l’aspettavo: un giocattolone scorrevole, abbastanza divertente, coerente con il suo immaginario sfrontatamente tronfio. Privo ovviamente delle molteplici chiavi di lettura e delle complessità che la serialità può generare e che gli appassionati del fumetto potevano cercare. Fa' quello che deve fare e quando esci te lo dimentichi. Poi, i cinecomics raramente entusiasmano (si lo so c’è Nolan, ma non è che tutti ora debbano trasformare l’immaginario dei comics sulla falsariga del suo Batman) ma preferiscono accontentare mediamente tutti, tranne gli appassionati di fumetti, che troppo spesso non reggono l’impatto con la banalizzazione prodotta dai blockbuster...
La mia mania/necessità di rintracciare cinema di ogni tipo e ad ogni latitudine mi fa imbattere spesso in progetti curiosi e improbabili. Da b-movie tamarrissimi a horror ultraderivativi, strani film turchi, commedie surreali, action francesi, kolossal cinesi zeppi di sfondi digitali, film televisivi sul calcio inglese, biopic su gangster irlandesi and many more. Volete qualche titolo con il link annesso: Stake Land (stravisto ma non malaccio), Nude Nuns with Big Guns (oltre il più laido guilty pleasure), The Lost Bladesman (molto brutto), Five Minarets in New York (booo), Largo Winch 2 (anche no), United (bello nonostante io sia dell'Arsenal), Kill the Irishman (vecchio ma gustoso)...
Philip K. Dick è come il maiale. Non si butta via niente. Certamente non Adjustment Team, breve racconto del 1954 in cui l'autore di Blade Runner sconvolge la vita di Eddie Fletcher, un agente immobiliare  che scopre come la realtà sia solo un meccanismo continuamente modificato e riplasmato da alcuni ‘guardiani’, potenti e misteriosi, che vivono al di fuori del pianeta. Identità fluttuante e libero arbitrio: più Dickiano di così! Sulla carta la trasposizione cinematografica intitolata I guardiani del destino ha temi da sci-fi adulto, senza qualcuno che deve salvare l'umanità correndo all'indietro sulle punte dei piedi, enunciando battute coatte mentre tutto esplode e gli alieni ti stuprano la famiglia...